Menu

Benin

Benin

L’oggetto del presente progetto è l’intervento in ambito socio-sanitario per la prevenzione e la lotta a uno dei mali che da tempo ha aggravato enormemente la situazione dell’intera Africa e, in questo caso specifico, del Benin, cioè l’Aids. Il Benin è un paese dell’Ovest dell’Africa ed è uno dei più poveri di tutto il continente. In paesi come questi l’Aids diventa un problema insormontabile per i problemi economici e sociali che contribuisce ad aggravare e che rendono ancora più vulnerabile la popolazione. Da poco tempo l’Africa occidentale è stata inserita nell’elenco dei Paesi più colpiti dall’HIV.

Intervento socio-sanitario per contribuire alla lotta al SIDA in Benin

Mo.C.I. ONG Reggio Calabria
Paese beneficiario: Benin

Conto corrente Mo.C.I. Ong BENIN-INDIA

Conto Corrente Postale N° 35492925
Intestato a: Mo.C.I.Ong
Via Putortì, 18 - 89133 Reggio Calabria (RC)


Oggetto

L’intervento in concreto ha l’obiettivo di costruire un padiglione presso il “Centre de Santè” della diocesi di Kandi da destinare al ricovero di persone affette dall’Aids, e di intervenire per accrescere le competenze tecnico sanitarie del personale locale. Sono inoltre previsti alcuni importanti interventi di prevenzione socio-sanitari,miranti a migliorare le condizioni igienico-sanitarie globali, nonché il sostegno alle istituzioni che devono affrontare tale problema. E’ inoltre previsto il sostegno sia economico che psico-sociale rivolto ai bambini orfani e alle famiglie vittime della malattia. 


Paolo Marcianò e Mimì Calabrò,in visita a Benin

Origine dell’iniziativa

Il Mo.C.I. fin dalla sua nascita si è occupato di ricerche e interventi in Africa, ed, in particolare, in questa regione del continente, particolarmente disagiata e trascurata. Il progetto nasce in un quadro di ricerche e programmi avviati dal Mo. C.I. negli ultimi anni in questa regione. Durante l’esecuzione di progetti di sviluppo avviati, ci si è accorti e si è condiviso, con il personale medico e para medico volta per volta incontrato, che la causa del continuo aumento del numero di malattie virali è dovuto soprattutto ad una completa assenza di regole igienico- sanitarie.

Ancora oggi è in continuo aumento il numero di pazienti, e di decessi, causati da malattie che l’Europa ha da tempo archiviato come malattie appartenenti al secolo passato. Di pari passo all’aumentare di vittime colpite da tali malattie, sta rapidamente aumentando non solo il numero delle persone colpite dal virus HIV, ma purtroppo è in aumento anche il numero dei bambini che risultano già siero- positivi alla nascita .

Il Benin è attualmente uno tra i paesi Africani più colpiti dall’AIDS. I motivi e le cause che fanno si che il Benin risulti uno dei paesi così colpiti sono diverse e molteplici. Le cause sono da attribuire soprattutto alla totale assenza di campagne di prevenzione e sensibilizzazione. Ma vanno anche ricercate in stili di vita e di comportamenti sessuali errati, dettati un po’ per tradizione culturale, e soprattutto per un livello di completa non conoscenza.


La prima riunione del Fondo Mondiale contro il Sida

Lanciato durante l’ultimo G8, il fondo globale della contro il Sida, la tubercolosi e il paludiamo, ha tenuto la sua prima riunione a Ginevra il 28 e 29 gennaio 2002. Si tratta di introdurre, durante questa occasione, la costituzione di un consiglio d’amministrazione e l’organizzazione di una struttura che deve avere il compito di apportare delle risorse supplementari alla lotta di tre malattie che durante il 2001 hanno causato la morte di 6 milioni di persone nel mondo.

Dopo il G8 di Genova, esattamente a distanza di un mese , il Fondo Globale contro il Sida, ha mosso i suoi primi passi, istallatosi a Ginevra, In Svizzera, il consiglio d’amministrazione si è riunito per la prima volta il 28 e 29 gennaio. La formazione del consiglio d’amministrazione è destinata a tradurre la volontà espressa dai lanci dei Fondi, di portare l’accento sul parternariato. Questo concetto è considerato come una grande innovazione,visto che tenta di unire le risorse del settore pubblico e quelle del privato, per permettere da tutti i punti di vista di potersi esprimere (Nord-Sud), con un obbiettivo primario: ottenere dei risultati. Non si tratta di costituire una seconda Onusida, ma di vedere creato un dispositivo internazionale per la lotta alle malattie particolarmente mortali.

I metodi mesi a disposizione per la presa di coscienza del Sida nei paesi poveri sono, in effetti, notoriamente insufficienti. Solamente recentemente si è mossa qualche cosa. Un accelerate è stata data dalle dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che ha richiamato non solo i paesi occidentale, ma anche i donatori privati, ha donare più soldi per la lotta al Sida.

L’impegno preso da parte degli Stati più industrializzati, durante il G8 di Genova tenutosi nel luglio 2001, di finanziare il Fondo, ha permesso di poter cominciare a riflettere al funzionamento di questa struttura. Un gruppo di lavoro (Transitionnal work group), diretto dal Dottore Chrispus Kiyonga, anziano ministro della salute dell’Uganda, si è concentrato sulle questioni inerenti allo statuto legale del Fondo, al funzionamento, ai processi di decisione, ai criteri di finanziamento per i progetti. Il suo lavoro dovrà essere esaminato dal consiglio d’amministrazione che lo dovrà adottare come un documento ufficiale al temine della stessa prima riunione.

L’originalità di questa struttura viene dal fatto che deve funzionare come una fondazione privata, totalmente indipendente, ma con un impegno molto forte da parte dei governi. La Banca Mondiale si summe la gestione finanziaria del Fondo. I progetti dovranno essere esaminati e studiati da un comitato di esperti indipendenti, e la loro conoscenza sarà resa nota solo dopo la riunione di gennaio.

Il Fondo dispone nel 2002 di 7.000 milioni per cominciare il lavoro. L’ONU ha stimato un bisogno di 7 miliardi di dollari. Questa somma sembra malgrado tutto sufficientemente importante per poter permettere di ottenere dei risultati incoraggianti.


Problemi da affrontare/risolvere

1) La situazione delle strutture sanitarie

Il Benin, come già detto, è una delle aree meno conosciute e considerate anche dal punto di vista degli interventi volti a fronteggiare la problematica situazione socio-sanitaria. La regione per quanto concerne le strutture sanitarie è munita di alcuni ospedali che presentano numerosi e gravi problemi, sia a livello organizzativo, ma soprattutto tecnico, non disponendo, o disponendo in maniera assai limitata di apparecchiature professionali, competenza medica, e farmaci, invece indispensabili alle cure della popolazione.

2) Mancanza di materiale per effettuare i Test HIV e di medicinali specifici

A causa della difficile situazione economica in cui versa il Benin, e delle politiche delle case farmaceutiche che certamente non favoriscono la diffusione agevole di medicinali e materiale sanitario in generale, in questo paese i mezzi per affrontare la malattia non sono facilmente fruibili e disponibili. Nella quasi totalità dei casi le strutture sanitarie del Benin non dispongono né dei test HIV, né delle medicine necessarie per la cura della malattia. Questo ovviamente è un forte ostacolo alla possibilità di affrontare nel modo dovuto la diffusione e la cura del virus.

3) Bisogno di ulteriore formazione per il personale sanitario

Il personale locale medico e paramedico che opera in Benin purtroppo ha un livello di formazione che non consente di affrontare adeguatamente le problematiche e le difficoltà sia terapeutiche che di cura complessiva del paziente che questa complessa malattia comporta. E’ auspicabile per questo dare ai tecnici sia una formazione specifica relativa al SIDA, sia anche una formazione di approfondimento di alcuni argomenti medico - sanitari generali per metterli nelle condizioni di affrontare al meglio le esigenze dei pazienti.

4) La disinformazione della popolazione locale

Nonostante l’impegno profuso da parte del personale tecnico dell’area è tuttora forte l'assenza di una vera e propria educazione sanitaria tra la popolazione, che versa in uno stato di totale non conoscenza, di quelle che possono essere tecniche base per un corretto stile di vita sotto il profilo dell’igiene. Il continuo abbattersi di malattie epidemiche è testimonianza di questo. La popolazione ignora, le più elementari regole di igiene personale e comunitaria: come l’uso di proprie toilette, la bollitura dell’acqua per renderla potabile. I centri di salute sono presenti ma non bisogna pensare a questi come a realtà dal funzionamento efficiente e soprattutto sufficiente all’enorme quantità di richieste che questa zona ha. Infatti rispetto al resto del paese questo numero si è rivelato completamente insufficiente. Di questi centri di salute, poi non tutti sono in grado di svolgere medicina preventiva ed educazione igienico sanitaria, rivolta in principal modo alla popolazione.

Le attività che maggiormente si svolgono sono le vaccinazioni della popolazione infantile. Le più effettuate in ogni centro sono quelle contro il tetano, la difterite, pertosse, poliomielite e la tubercolosi. I programmi di vaccinazione sono assicurati dal Ministero della Sanità e dall’UNICEF. Altro importante servizio svolto nei centri è quello della salute materno-infantile. Nei centri per le gestanti si svolgono attività preventive mediante vaccino-profilassi antitetanica e somministrazione di vitamine e ferro.

In seguito all’ approfondimento delle principali cause che stanno favorendo l’ampliarsi dell’epidemia in Benin si è deciso di considerare come punto principale dell’intervento quello dell’informazione-formazione della più larga fscia della popolazione che sia possibile raggiungere. Con questo si vuol dare la possibilità all’intera popolazione, come è di diritto ad ogni cittadino di questa terra, di essere informata, di poter acquisire delle nozioni indispensabili per una buona condotto di vita, utili per saper sapersi almeno in parte difendere o difendere le generazioni future, da quello che già oggi si presenta come una catastrofe. I passi principali, del nostro studio, sono infatti rivolti all’inizio alla formazione di personale locale, con diverse ore dedicate all’apprendimento di tutto quello che ruota intorno a questa malattia, e soprattutto alla prevenzione, stili di vita, protezione, e alla sensibilizzazione.

Cercando di spronare la gente dei villaggi a non aver più paura, a cancellare il tabù che si è creato intorno a questa malattia. Una volta formati medici e operatori locali, tutte le attenzioni e le forze saranno dirette nel far fluire, in modi e maniere diverse, tutte le informazioni acquisite alla popolazione. La popolazione sarà coinvolta in molteplici attività, in appositi locali, intrattenimenti teatrali, di musica, arte locale, e dibattiti…… tutti avente come tema centrale quello della sensibilizzazione e nozione delle tecniche di prevenzione del Sida.

5) Il bisogno di sostegno psicologico e sociale per le famiglie

Come è noto molte famiglie del Benin sono decimate a causa di decessi dovuti a contrazione di AIDS o altre malattie virali. Per questo la condizione psico-sociale di tutte le famiglie che hanno subito queste perdite è di grande difficoltà nel reinserimento nella società e nell’affrontare la quotidianità. Oltre alla formazione specifica, quindi, queste famiglie hanno bisogno di sostegno morale, psicologico e anche di essere aiutate a riavvicinarsi alla vita di comunità in modo più sereno. Ovviamente ancora più complessa è la situazione quando si tratta di bambini rimasti orfani, in tal caso il supporto che questi necessitano è molto più complesso è continuativo.


Realizzazione dell’intervento

Metodologie specifiche di intervento

Il Mo.C.I. ha come propria filosofia il partenariato per l’auto sviluppo, partendo dall’offrire gli strumenti adatti e necessari, come la sensibilizzazione,, l’informazione e la prevenzione, a fronteggiare ostacolare e prevenire la diffusione del Sida. Un vero partenariato richiede la partecipazione della gente, e delle autorità locali, nelle scelte, nella gestione e negli sviluppi progressivi fino alla realizzazione, prima dell’auto sviluppo, del passaggio di tutto ciò che si è realizzato nelle mani dei locali, adeguatamente preparati sia sul piano medico, tecnico, professionale, che di sensibilizzazione e comunicazione tra la stessa popolazione.

Dagli studi fatti ci si è resi conto che una delle cause principali della diffusione del contagio del virus è da attribuire alla completa mancanza da parte della popolazione, soprattutto quella rurale, la più a rischio e la maggiormente colpita, di conoscenza e sapere su questa malattia. Come rivelato da campagne già precedentemente effettuate in alcuni paesi africani, abbiamo come esempio quello dell’Uganda, una massiccia e martellante campagna di sensibilizzazione, può portare dei risultati positivi, e senza dubbio apre la strada per un cammino di vera lotta contro la malattia e la sua diffusione.

Ecco perché l’attenzione principale dell’iniziativa del progetto è tutta incentrata sul fornire dati, conoscenza, strumenti, esempi, mezzi e altro su quello che compete l’HIV. Si vuole prima di tutto portare gradualmente la popolazione a non avere più paura nell’affrontare il tema Sida, portare gli abitanti della zona d’intervento, a non sentirsi inermi, a non accettare passivamente l’avanzamento dei contagi, con il conseguente aumento del numero dei morti, e il crescente tasso di orfani dovuti all’HIV.

Per questo si è pensato alla formazione di xxx operatori locali, numero necessario per ricoprire tutta la zona d’intervento, e alla formazione di insegnati delle scuole primarie e secondarie, per far si che una volta istruiti alcuni importanti attori locali, la sensibilizzazione e le informazioni necessarie possano man mano “allargarsi a macchia d’olio” tra tutti i tessuti e strati della popolazione. I livelli di “trasmissione delle informazioni e sensibilizzazione” si svilupperanno in due traiettorie diverse e simultanee.

Il primo livello sarà direttamente quello degli operatori formati, che avranno il compito di incontrare la popolazione, discutere, informare, sia attraverso incontri di gruppo, che visitando singolarmente le famiglie. Contemporaneamente gli insegnati formati avranno il compito di educare e informare gli alunni delle proprie scuole, attraverso molteplici, e sopra indicate, iniziative. In questo modo l’intero tessuto sociale, a partire dallo specifico settore sanitario, per arrivare al distretto e qui alle famiglie alle donne e ai bambini, sarà munito del bagaglio conoscitivo indispensabile per affrontare il tema Sida.

Un altro aspetto fondamentale è la formazione dei medici attualmente operativi negli ospedali. Con la formazione del personale medico e paramedico, miglioreranno le qualità professionali, capacità mediche e d’intervento non solo nella cura dell’HIV, ma anche di tutte quelle malattie sessualmente trasmissibili e quelle causate da carenze d’igiene. L’ampliamento e la fornitura di attrezzature adatte, oltre ai test per l’HIV, fanno parte di questo quadro d’azione, che è tutto rivolto al miglioramento dell’attività mediche delle struttura sanitarie. L’obbiettivo principale dell’intero progetto è senz’altro quello di arrivare a una riduzione della trasmissione dell’HIV.

 

Organizzazione e modalità di esecuzione

Come già detto il progetto in questione prevede una modalità di intervento multisettoriale durante tutta la sua durata. Per questo si prevede una organizzazione abbastanza complessa del personale e degli interventi, che sarà ripartita per gruppi legati ai settori di intervento. Il personale, sia quello stabilmente operante sul territorio, sia coloro i quali realizzeranno dei micro interventi durante missioni di breve o media durata, sarà organizzato infatti per gruppi operativi ma sarà comunque reso partecipe di tutte le iniziative legate al progetto. Gli interventi formativi saranno sia incontri con gruppi, che saranno il personale medico o paramedico, gli operatori, gli insegnanti ecc… sia con singoli e famiglie, in questo caso ci si recherà, ove necessario, direttamente nelle abitazioni dei destinatari.

Per quanto riguarda sia le formazioni rivolte al personale sanitario, sia il supporto alle istituzioni nella progettazione e realizzazione degli interventi, è prevista una modalità formativa basata su due tipologie:

  • formazione attraverso incontri formativi formalmente istituiti;
  • utilizzo della modalità del “learning by doing” per cui i formatori affiancheranno i destinatari delle formazioni nella realizzazione di alcune attività quotidiane.

Il coordinatore espatriato del progetto, ovviamente, sarà al corrente e coordinerà le attività nel loro complesso. Si prevede inoltre di impiegare la maggior quantità di personale locale possibile, in modo da contribuire, anche così, al sostegno economico della popolazione locale.

 

 

 

Share/Save/Bookmark back to top

 

Sede Legale: Via PIO XI TRAVERSA PUTORTI’, 18 - 89133 REGGIO CALABRIA (RC) ITALIA
Sede Operativa di Cosenza: VIA POPILIA, 39 - 87100  COSENZA (CS) ITALIA
Codice Fiscale del Mo.C.I.: 92004220809 - Copyright 2015 - Tutti i diritti riservati

Il presente sito fa uso di cookie che consentono di fornire una migliore esperienza di navigazione