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Comunicato Stampa_ FOCSIV sul vertice di Parigi

Comunicato Stampa_ FOCSIV sul vertice di Parigi

COMUNICATO STAMPA_ FOCSIV Roma, 31 agosto 2017

L'apprezzamento a Parigi dell'azione del Governo Italiano per la gestione europea delle migrazioni dall’Africa è compatibile con le prospettive per lo sviluppo sostenibile e per i diritti umani dei paesi di provenienza?

Il Governo Italiano, durante l'ultimo Summit a Parigi, ha ricevuto, in maniera univoca, un apprezzamento ed un appoggio mai così forte dai paesi europei più importanti sulla gestione dei flussi migratori dall’Africa. Nella dichiarazione comune si riconosce la bontà del metodo italiano nel porre sotto controllo e fermare i flussi migratori nei paesi di transito. L'immediata conseguenza dell'adozione della via italiana è l'aver avvallato e messo in atto le azioni necessarie nel Mediterraneo e nell'approccio con l'Unione europea.
In tal senso, è stato accolto favorevolmente il Codice di condotta per le ONG, che favorisce una maggiore efficacia dei soccorsi, e si è assunto l'impegno di allargare il numero di ricollocazioni e di dare maggiore assistenza da parte di Frontex ed EASO oltre a prevedere delle azioni di cooperazione con Algeria, Marocco e Mauritania. Inoltre, si sarà sostenuta la creazione di un nuovo sistema europeo comune per l’asilo, che abbia un migliore equilibrio tra responsabilità e solidarietà tra i paesi membri; prefigurando il superamento, quindi, del Regolamento di Dublino che finora ha coinvolto nell'accoglienza,  di fatto, solo l’Italia e la Grecia.

“Si tratta di un piano importante, tuttavia strabico.” – ha affermato Gianfranco Cattai, Presidente FOCSIV – “Si guarda soprattutto alla necessità dell’Italia e dell’Europa di fermare, velocemente, i flussi migratori. Se da un lato  non si può negare che ci siano alcuni aspetti positivi come l’impegno nel garantire la protezione ed i diritti umani dei migranti, dall'altro vi sono molti punti che destano molte perplessità e suscitano possibili critiche. Il Piano sostiene il rafforzamento dei governi africani nella gestione dei migranti e nella sicurezza delle frontiere, ma al contempo non si rafforza il loro stato di diritto. Il rispetto dei diritti umani viene citato più volte, ma è sempre strumentale alla gestione dei flussi. Emblematico di ciò è che nel momento in cui l’Egitto diventa un elemento chiave per la stabilizzazione della Libia la verità sulla morte di Giulio Regeni non sia più una priorità nei rapporti con quel Paese. L’appoggio alle democrazie locali, al bilanciamento dei poteri, ad una società civile organizzata e vigile per il rispetto dei diritti umani è fondamentale ma non viene mai affermato. E’ evidente il tentativo di replicare in chiave africana l’accordo con la Turchia per bloccare i migranti, cercando di farli tornare nei loro paesi di origine. Di fatto si bilancia e baratta il controllo dei flussi con un impegno umanitario per il rispetto dei diritti umani; si sistemano i migranti nei centri di protezione, salvandoli non solo sul mare, ma anche nel deserto del Sahara e si prospetta la possibilità di investimenti maggiori nella cooperazione economica e allo sviluppo per le comunità locali.”

L'accordo di Parigi riduce tutto ad una divisione tra migrazioni economiche e migrazioni per asilo, senza tener conto che, come evidenziano diversi studi, questa distinzione è sempre meno valida e che rimangono fuori da questo schema le migrazioni per sopravvivenza, per cause ambientali, per insicurezza umana. Molto probabilmente il Piano ridurrà queste ultime a migrazioni economiche, quindi da respingere nei paesi di origine. Vi è la necessità di una reale e concreta riflessione, come previsto dal Compact delle Nazioni Unite sulle migrazioni, su una nuova politica migratoria per un contesto che sta subendo un grande e veloce mutamento.

“Il controllo alle frontiere rischia di ridurre la mobilità umana intra-africana.  - ha sottolineato Andrea Stocchiero, responsabile policy FOCSIV – “Oltre il 60% dei flussi non viene in Europa, ma si sposta tra stati africani, un fenomeno determinato dalla necessità di sostenere e far sopravvivere le famiglie di origine. La conseguente riduzione di questo movimento nel Continente africano peggiorerebbe le condizioni di vita di queste famiglie e genererebbe più insicurezza, instabilità e deprivazione. Occorre, quindi, preservare le capacità degli stati africani di gestire la mobilità interna regionale. Nel Piano si parla, anche, di sviluppo sostenibile, volto a creare forme alternative di reddito, tuttavia occorre dare risposte regionali e sostenere la creazione di veri poli di attrazione economici, così come previsti dalle convenzioni internazionali. Se da un lato si può salutare positivamente il riconoscimento e l’appoggio europeo della spinta italiana per una gestione dei flussi migratori più condivisa e responsabile, dall’altro è necessario un concreto piano con l’Africa che sia coerente ed avvii una risoluzione di alcune questioni, sulle quali non c’è ancora condivisione e che sono causa dei flussi migratori. Queste sono le guerre ed il commercio delle armi, la crescente emergenza ambientale e gli impegni in tema di cambiamento climatico, la fughe dei capitali dall’Africa, l’evasione ed elusione delle tasse da parte delle multinazionali che riducono gli introiti degli stati africani con la chiusura dei centri finanziari off-shore e la trasparenza nella rendicontazione,  la lotta alla speculazione finanziaria che provoca le guerre del pane, l’adozione della tassa sulle transazioni finanziare ad alta frequenza. È necessario un vero piano di investimenti in Africa, che realmente sostenga le comunità locali e non gli interessi delle grandi imprese transazionali.”

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